La mia storia

Non credo che si possano realmente distinguere gli ambiti professionali da quelli personali.

I risultati che otteniamo sono il frutto dell’unica persona che siamo, un unico contenitore multiforme di esperienze e vissuti, che si contaminano tra loro e danno vita a ciò che il mondo percepisce di noi.

Vi descriverò, pertanto, brevemente un po’ di me attraverso il racconto dei diversi ambiti della mia vita: famiglia, sport, scrittura, attività di speaker, gestione della mia azienda, interventi specifici nei progetti di consulenza e formazione presso i clienti Lenovys.

Una vita piuttosto densa, vivace e multicolore, cui sono arrivato dopo anni di lunga e isolata dedizione, quasi esclusiva, alla mia carriera mono-aziendale e professionale.

La mia famiglia

Sono padre di Amedeo, un fantastico bambino nato nel dicembre 2017, con cui trascorro ogni settimana lunghe ore di gioco e di puro divertimento, a volte insegnando, ma molto spesso imparando da lui.

Con Amedeo e mia moglie Francesca adoro viaggiare.
Mare, montagna, città d’arte, luoghi lontani dove vivere nuove esperienze: il viaggio – come scoperta e crescita – è un elemento costante della mia famiglia e un’opportunità che cerchiamo di costruire più volte all’anno, anche se la mia vita professionale mi porta spesso lontano da casa.

Ho scelto di risiedere con la mia famiglia a Livorno, a poca distanza dal mare, un elemento naturale che mi dona serenità, visione ed energia e da cui difficilmente posso allontanarmi a lungo. Forse in memoria delle mie origini pugliesi e del luogo di nascita, a pochi passi dal mare di Bari.

Lo sport

Lo sport è la zona franca in cui sfido me stesso continuamente verso nuovi traguardi.

Ho fatto atletica leggera agonistica tra i 15 e i 26 anni. Correvo gli 800 metri in modo prevalente – ottenendo discreti risultati – in gare di livello internazionale, tra cui la partecipazione alle Universiadi del 1990. E non mi sono fatto mancare i “giri della morte”, i 400 metri, e qualche sporadica puntata in gare di maggior resistenza: i 1.500 metri, i 10 km e la mezza maratona. Ho anche partecipato a un campionato regionale di Decathlon, segnando un glorioso – quanto inaspettato – terzo posto.

Dopo anni di semplice allenamento per tenermi attivo, nel 2016 ho cominciato a praticare Crossfit, una disciplina che unisce forza, potenza, resistenza e agilità.
Sono tornato a gareggiare – per ora con grandi distanze rispetto ai primi – perché in questo modo sono “costretto” ad allenarmi con costanza, a curare le mie debolezze fisiche e mentali e a superare i miei limiti.

La mia vita professionale

Nella mia vita professionale posso individuare cinque aree:

  1. la formazione negli anni, dagli studi accademici ai percorsi individuali svolti in giro per il mondo;
  2. l’esperienza manageriale in azienda;
  3. l’esperienza come consulente e formatore aziendale;
  4. la creazione, lo sviluppo e la gestione della mia azienda, Lenovys;
  5. l’attività di scrittore e di keynote speaker, dove confluiscono inevitabilmente tutte le precedenti esperienze vissute sinora e quelle che vivrò nel futuro.

La formazione

Dopo il diploma di Maturità Scientifica con il massimo dei voti, mi sono laureato con lode in Ingegneria Meccanica, indirizzo Impianti e Produzione, al Politecnico di Bari, nel 1996, svolgendo una tesi sperimentale in azienda, dal titolo che lasciava presagire quello che avrei svolto nel futuro: “Miglioramento delle prestazioni aziendali in organizzazioni operanti con il metodo U.T.E.: il caso Magneti Marelli.” Questa esperienza mi ha fatto conoscere per la prima volta Masaaki Yutani, ex manager Toyota, che avrebbe rappresentato per me un punto di riferimento professionale.
Ho continuato a formarmi negli anni, approfittando sia di tutte le opportunità che l’azienda mi offriva, prima Magneti Marelli e poi Siemens, sia scegliendo percorsi individuali extra-aziendali.

Da allora tra i numerosi corsi svolti in tutto il mondo mi limito a citare quelli che ritengo più significativi.

Sicuramente il primo posto lo meritano i percorsi di specializzazione in Lean Manufacturing e Lean Product & Process Development svolti con il professor Jeffrey Liker, professore della University of Michigan, divenuto successivamente mio mentore e co-autore di due libri da me scritti. È qui che ho avuto la possibilità di conoscere John Drogosz  – divenuto anche lui mentore e amico – con cui ho svolto progetti di consulenza e che mi ha aiutato nell’editing del mio libro in lingua inglese Lean Development and Innovation(Productivity Press, 2018).

Al secondo posto in ordine di importanza inserisco il Master in Coaching svolto con Giovanna Giuffredi che mi ha dato la possibilità di approfondire gli aspetti sociali, ovvero quelli relativi alla guida delle persone in azienda.

Al terzo posto, per avermi portato decisamente fuori dalle mie zone di confort, inserisco tutti gli altri percorsi di studio svolti negli USA e nel Regno Unito in diversi ambiti: Lean Thinking, Public Speaking, Marketing, Pick Performance, Advanced Coaching. In queste esperienze formative ho conosciuto celebrità come Daniel Jones, Jim Womack, John Shook, Brendon Burchard, Tony Robbins, Ronda Britten, Maria Nemeth, Bo Eason e Roger Love.

Al quarto posto inserisco il fantastico e lungo periodo di percorso di evoluzione manageriale per high potential manager svolto durante il mio periodo aziendale in Siemens.

Infine, devo riservare un ruolo rilevante nella mia formazione a tutti i libri che voracemente leggo e ascolto quotidianamente, “linfa vitale” per tenere accesa la fiammella della mia curiosità intellettuale e per scoprire nuovi territori.

L'esperienza manageriale

Il mio primo incarico in azienda è stato il proseguimento del lavoro avviato con la mia tesi di laurea sperimentale nello stabilimento Magneti Marelli di Bari. Mi occupavo di Logistica in Produzione con l’obiettivo di ottimizzare tutti i flussi di materiale all’interno delle linee produttive assicurando la disponibilità di componenti just in time alle diverse aree di lavoro e montaggio.

Questo primo lavoro mi ha fatto capire sul campo l’importanza dell’applicazione di alcune metodologie studiate sui banchi universitari, ma non capite realmente perché non vissute sul campo.

Ad esempio, l’importanza dell’integrazione tra strumenti informatici e sistemi visuali di comunicazione e gestione, l’importanza della frequenza di aggiornamento reciproco tra le diverse persone operanti lungo un flusso produttivo, l’importanza della integrazione tra le diverse aree di lavoro in una logica di Value Stream piuttosto che di reparto funzionale.

Il mio secondo incarico in Magneti Marelli mi ha portato dalla produzione e logistica allo sviluppo prodotto e innovazione, alla guida del lancio in produzione – e sul mercato – di una nuova soluzione tecnologica, il progetto “Selespeed”, derivato direttamente dalla tecnologia di Formula 1.

Furono i tre anni più intensi e movimentati della mia vita. Viaggi settimanali tra Bari, Torino, Bologna, Stoccarda, Parigi, tra progettazione centrale e centro di sviluppo software Magneti Marelli, sedi dei clienti Mercedes e Renault, per non parlare dei viaggi presso i fornitori situati in tutta Italia, Europa e USA alla caccia di nuove tecnologie idonee inizialmente e, successivamente, per risolvere i problemi di early adoption.

Questa esperienza mi ha proiettato rapidamente in un mondo di complessità che non immaginavo, insegnandomi sul campo i rudimenti di tutto ciò che avrei nel tempo consolidato nei miei libri Innovazione Lean e Lean Development & Innovation.
Ho imparato a convivere con l’incertezza, a coniugare i mondi dello sviluppo con i mondi della produzione, così distanti tra loro da non riuscire spesso a parlarsi e a capirsi, anche quando sono a pochi centimetri di distanza tra loro.
Ho imparato cosa significa “metterci la faccia” e prendersi la piena responsabilità, come ad esempio di fronte ad un cliente infuriato per un veicolo bloccato per strada a causa di un tuo prodotto difettoso.
Ma ho anche imparato l’arte della delega e del coinvolgimento massivo per risolvere problemi complessi che necessitano di diverse competenze per comprendere e sradicare le cause radici, tenendo anche conto del fatto che non ero “il capo” di nessuno e che pertanto avrei dovuto saper portare a bordo le persone senza nessuna leva gerarchica. Ma forse la cosa più importante che ho imparato in questa esperienza è che il tempo nei progetti non è mai un optional.
Saper battere i tempi, tenere le cadenze, saper fare gli sprint per cogliere una data chiave, rispondere a un cliente infuriato, risolvere certi problemi, ottenere i risultati attesi nel tempo assegnato può significare vincere o perdere una partita, al di là della bontà delle tue soluzioni.

Ho lasciato Magneti Marelli nel gennaio 2001 per una parentesi in consulenza sino al 2003, presso una società italo-francese con sede a Parigi e Milano e diversi altri uffici sparsi per il mondo. Il mio battesimo con la consulenza è avvenuto in modo piuttosto rocambolesco: spedito in fretta e furia dall’Italia negli USA come esperto di Supply Chain internazionale a 31 anni nell’ambito di un progetto molto importante, la fusione tra Case Corporation e New Holland NV in CNH Global NV.

Io ero nel gruppo di lavoro che si sarebbe occupato di uniformare e ottimizzare la parte di pianificazione con la parte di produzione dei vari stabilimenti sparsi per il mondo: bello a dirsi, ma molto, molto complicato a farsi.

Tra USA, Italia e Germania ho imparato ad affrontare problemi che poco prima per me erano nell’assoluto territorio dell’ignoto, incluso linguaggi e modalità di relazione completamente nuovi per un uomo di fabbrica e di pratica come me.

Nel 2003 non ho resistito al richiamo di mamma azienda per un ruolo che avrebbe segnato definitivamente la mia crescita professionale, quello di responsabile dell’Ingegneria di Processo per una divisione della Siemens VDO, la società del gruppo Siemens operante nel settore automobilistico.

Ho cominciato con un obiettivo particolare: creare da zero un reparto di Ingegneria di Processo nella divisione dei componenti per l’iniezione diretta ad alta pressione benzina, che si accingeva a entrare in un mercato mai toccato per le produzioni di serie da parte Siemens. In ballo vi erano contratti importanti per BMW, PORSCHE, AUDI.
Sarei partito da solo per creare poi l’intero team, industrializzare i prodotti sino a quel momento disponibili solo a livello prototipale, condurre le attività di prototipazione, definire, progettare, seguire la realizzazione e messa in produzione di tutti i mezzi di lavoro, montaggio e collaudo necessari, avviare e condurre le attività di produzione di serie, curando e monitorando tutti gli investimenti necessari per fare tutto questo…un viaggio durato 5 lunghi anni in cui si sono avvicendati momenti di sofferenza cupa e momenti bellissimi.

Un viaggio che mi ha definitivamente insegnato la resilienza professionale e umana in tutte le sue forme, un viaggio che mi ha fatto conoscere centinaia di professionisti in tutto il mondo con competenze elevatissime nei rispettivi ambiti che, ancora una volta, mi hanno fatto capire l’importanza strategica di principi fondamentali, tra cui il coinvolgimento estremo di tutte le figure rilevanti di un progetto sin dalle prime fasi di sviluppo di qualsiasi nuova soluzione, la condivisione profonda lungo l’intera durata di un progetto, il senso di responsabilità nel dire “cose scomode” oggi per prevenire cose ancora più scomode domani, la forza delle decisioni anche quando sono in ballo montagne di soldi e investimenti da fare.

Quando ho lasciato Siemens VDO, a fine 2007, ricoprivo il ruolo di Advanced Technology Development Director con responsabilità sui gruppi italiani, cinesi e statunitensi.

La consulenza e la formazione aziendale

Perché ho lasciato l’azienda nel 2008, promettente dirigente di una solida multinazionale tedesca, per abbracciare la carriera di consulente e formatore?
Alla soglia dei 40 anni ho voluto fare una precisa scelta di vita.

Mi son chiesto cosa mi facesse vibrare di più, se l’idea di una carriera ancor più florida in azienda, con più “poteri”, più persone da gestire, più responsabilità e obiettivi da raggiungere, più doveri all’interno di organizzazioni complesse internazionali, ma sempre nello stesso ambito o contesto industriale, oppure l’idea di affrontare progetti sempre nuovi, clienti e persone sempre nuove, problemi nuovi da approfondire, materie da studiare come uno studente che non finisce mai di imparare…ebbene ho scelto la seconda via, perché era quella che mi emozionava di più e faceva risuonare le mie corde interiori.

Inoltre pensavo che mettere a frutto le enormi competenze e conoscenze acquisite nelle mie esperienze aziendali potesse darmi una marcia in più per aiutare persone e aziende attraverso i progetti di consulenza.

Il 2008 sarebbe stato l’anno di consulenza più frenetico e intenso della mia vita: 240 giornate di consulenza e formazione presso clienti.
L’anno in cui ho imparato ad amare questo mestiere perché ti permette di riprendere studiare, teoricamente senza smettere mai, e mettere in pratica continuamente ciò che di nuovo hai appreso, migliorare te stesso e le persone con cui svolgi i progetti, vedere le aziende senza esserne coinvolto emotivamente - come quando ne sei dipendente - e poter contribuire alla loro crescita e alla loro evoluzione. Il 2008 è stato l’anno in cui ho contribuito come freelance per una società internazionale di consulenza, in qualità di International Expert, in materia di Lean Product & Process Development.
È stato l’anno dei miei primi progetti fuori da Siemens VDO con John Drogosz e Jeffrey Liker, l’anno della mia prima partecipazione al Lean Transformation Summit di Londra con i guru mondiali, tra cui Daniel Jones, Jim Womack e John Shook. L’anno in cui ho capito che le aziende crescono davvero se, e solo se, le persone al loro interno crescono.
È stato anche l’anno in cui ho capito che dovevo muovermi in completa autonomia rispetto a qualsiasi altra società di consulenza, ma che allo stesso tempo avevo bisogno di crearmi una squadra tutta mia per realizzare un sogno ancora più grande.

Nasce Lenovys

Nel gennaio 2009 è nata, infatti, Lenovys con l’obiettivo di costruire una squadra di persone accomunate dalla stessa visione e da valori affini per contribuire alla crescita “sostenibile” delle aziende. Di che visione parlo? Avevo capito che è importante aiutare le persone a crescere se si vuol fra crescere le aziende e per migliorare le prestazioni aziendali dei nostri clienti questa correlazione doveva sempre essere tenuta in grande considerazione in tutte le attività progettuali. Se tutto il Lean Management mi aveva aiutato sino a quel momento a presidiare processi e prodotti per ridurne gli sprechi e aumentarne il valore, dovevo fare un salto di livello importante nell’applicazione del Lean Management per metterlo al servizio delle persone in azienda, non solo dei processi, e per trovare una contromisura al problema che vede circa il 75% dei progetti di trasformazione aziendale fallire.

Mettere il Lean Management al servizio delle persone significa capire come ottenere più valore dalle persone e, contemporaneamente, ridurre più sprechi possibili nelle persone stesse, per mettere le persone in condizione di governare la crescente complessità senza rimanere schiacciati, per guadagnare più tempo, più energia, più attenzione da dedicare a sé stessi, ai progetti più strategici, alla crescita personale e aziendale. È nato il Lean Lifestyle®, il nostro framework manageriale evoluzione del modello della Lean Leadership Toyota, ben studiato e modellizzato da Jeffrey Liker, che sarebbe divenuto negli anni la metodologia Lenovys che sostiene la nostra stessa Vision: “Vogliamo rivoluzionare il modo di fare Business per ottenere congiuntamente più risultati e più benessere”.

Tutto bello sin qui, vero? Non avevo considerato almeno tre fattori chiave: fare il consulente, o fare il manager aziendale, non ha nessuna relazione con fare l’imprenditore e l’amministratore delegato di un’azienda, così come essere un bravo consulente e formatore a livello individuale non ha alcuna relazione con avere una squadra di bravi consulenti e formatori, che siano sincronizzati e allineati con te. Dulcis in fundo, avere una piccola azienda in un settore saturo e in un periodo di crisi nascente non è proprio il massimo se si vuol fare business e crescere.

Nei primissimi anni di vita di Lenovys ho subito dovuto imparare alcune grandi lezioni di vita, pagando in alcuni casi anche dei conti molto salati. Una grande lezione imparata, per esempio, è derivata dalla lotta contro il concreto rischio di fallimento negli anni in cui – seppure in crescita – non eravamo abbastanza attenti ai costi come lo siamo oggi. Mai sottovalutare i pericoli potenzialmente devastanti per il tuo business di un cash flow pessimo anche in presenza di conti economici positivi. Di qui l’ossessione per i risultati economici e finanziari da tenere sempre sotto controllo in qualsiasi azienda e in qualsiasi tipo di progetto.

Queste lezioni hanno irrobustito me e l’azienda, tanto da far segnare 10 anni di crescita consecutiva, dal 2009 al 2018, e ci hanno consentito di ottenere importanti riconoscimenti tra cui l’inserimento nella speciale classifica FT 1000 del 2017, ovvero la lista delle 1000 aziende europee che hanno fatto segnare il tasso di crescita organica più elevato nel periodo 2012-2016, elaborata da Financial Times, la prestigiosa rivista economico-finanziaria britannica, e Statista, un centro di ricerche tedesco. Altro riconoscimento è arrivato nel 2018 da Repubblica – Affari e Finanza che ci ha inserito nella lista delle 300 aziende italiane a più alto tasso di crescita organica, cui si è unito anche quello, del tutto simile, del Sole 24 Ore a fine 2018.
Nei primi 10 anni di vita Lenovys è cresciuta ottenendo la fiducia di oltre 350 aziende italiane ed europee e ha formato oltre 20.000 manager e imprenditori.

Scrivere, scrivere, scrivere

Proprio la crescita stabile dell’azienda, unita a un processo di governo affidato a manager interni all’azienda, ha consentito di spingermi sempre di più verso l’attività di modellizzazione e di divulgazione del know how acquisito, personalmente e come front-man Lenovys. In fondo ho da sempre avuto il sogno di scrivere. La laurea in ingegneria meccanica e il successivo periodo lavorativo in azienda hanno tenuto spento per anni i miei fuochi velleitari da aspirante scrittore. Il cambio di lavoro, il ritorno allo studio approfondito, i numerosi viaggi, la conoscenza diretta di scrittori che ammiravo, la necessità e l’amore per la divulgazione che ho vissuto a partire dal 2008 in avanti hanno definitivamente riacceso il mio desiderio di scrittura.

Sarebbero bastati il desiderio e la volontà riaccesa? Assolutamente no! Il battesimo reale con la scrittura è avvenuto nell’estate del 2010, quando ho affittato per 40 giorni un casolare isolato sul mare in Sardegna. Obiettivo? Finire il mio primo libro, quello che sarebbe poi divenuto “Innovazione Lean. Strategie per valorizzare persone, prodotti e processi”, in 40 giorni… Dopo i primi 10 giorni ero lì sull’orlo della crisi di nervi con la pagina ancora bianca e il cestino dei rifiuti pieno delle bozze scritte e strappate! Il libro sarebbe stato pubblicato nel 2012! Quasi 2 anni dopo l’inizio lavori.

Non avevo capito che se vuoi scrivere devi prima indossare i panni dello scrittore, la sua identità, sentirti uno scrittore, essere uno scrittore, e poi farai cose da scrittore. Anche se non lo fai a tempo pieno, come nel mio caso, è importante che nel tempo dedicato alla scrittura tu ti immerga completamente in questa identità. Ho scoperto che lo scrittore non scrive i libri, ma scrive una pagina per volta. E questa è stata la scoperta più importante per lo sblocco concreto e per far fluire i lavori di scrittura nella pratica. Una visione completa del prodotto d’insieme, la promessa che fai al lettore, le ragioni per cui dovrebbero comprare il tuo libro: queste cose ben chiare in testa e poi tanti piccoli passi, di ora in ora, verso il traguardo finale.

Ho scritto con questo approccio e pubblicato con Hoepli, Innovazione Lean, divenuto bestseller dei libri di management venduti in Italia, con le sue oltre 10.000 copie vendute.
Ho scritto con Jeffrey Liker l’edizione speciale per il mercato italiano Toyota Way – I 14 principi per la rinascita del sistema industriale italiano – arricchito, rispetto al best seller internazionale, con 14 casi italiani, aggiornato e rivisto in molte delle sue parti. Anche questo libro, pubblicato nel 2014 – sempre con Hoepli  – ha riscosso un ottimo successo, così come “Toyota Way per la Lean Leadership” del 2015, insieme a Jeffrey Liker e Gary Convis.
Il mio primo libro in lingua inglese è Lean Development & Innovation – Hitting the markets with the right products at the right time – pubblicato da Productivity Press, New York, nel gennaio 2019. Questo libro è una riedizione in lingua inglese di Innovazione Lean, con tanti aggiornamenti e nuovi casi studio.

La scrittura mi ha proiettato in un mondo di relazioni – prima virtuali e poi reali – con migliaia di persone.

Quando scrivo sono connesso al mio potenziale lettore, cerco di parlare con lui attraverso la tastiera, con i contenuti e le riflessioni che voglio tramettere. I contenuti sono veicolati prima dai libri, che una volta pubblicati vivono realmente di vita propria, e poi passano attraverso la rete, sino a trovare il loro picco nelle occasioni in cui parlo dal vivo.

Sono felice ogni volta che scrivo o che parlo in pubblico, perché ho la grande opportunità di dare il mio contributo agli altri, un contributo nella direzione di una vita migliore in azienda. Ma se migliora la tua vita in azienda vuol dire che la tua intera vita sta migliorando, visto che in azienda trascorriamo la maggior parte del nostro tempo attivo.