Il segreto del nostro successo è l’immaginazione

Cosa divide l’uomo da un altro animale qualsiasi? L’immaginazione.
Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra: animali il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse.

Oggi invece, sulla Terra, esiste una sola specie umana: la nostra, quella degli Homo Sapiens.
Siamo i signori del pianeta; gli unici animali a poter parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione. Ed è proprio questa caratteristica a differenziarci.

Questi concetti si trovano spiegati in modo eccellente in “Da animali a Dèi. Breve storia dell’umanità”, ultimo libro di Yuval Noah Harari, noto storico e scrittore israeliano.

Vi confesso che per me, appassionato e curioso divoratore di libri, si tratta di un lavoro che lascia il segno e che merita la nostra attenzione per diversi motivi.

Perché parlo del libro di Harari sul mio blog?

  1. È un libro di storia scritto come un lungo ed affascinante romanzo, che racconta le peripezie dell’Homo Sapiens, dalla sua apparizione sulla Terra ai giorni nostri, con uno sguardo al futuro che lo attende. Pagina dopo pagina, secolo dopo secolo, ti incuriosisce e ti spinge a voler scoprire cosa si nasconde dietro l’angolo.
  2. È una splendida opportunità per fare una profonda riflessione sulle nostre origini, sulle motivazioni alla base di molti dei comportamenti attuali sia come individui che come collettività.
    Spesso non diamo importanza alle nostre origini e alle radicate che abbiamo con la nostra storia. Esserne consapevoli, a mio parere, aiuta ad avere uno sguardo più oggettivo e penetrante su tutto ciò che ci circonda.
  3. È un libro spesso anticonformista e per diversi aspetti “spiazzante”. Sgretola alcuni miti radicati nel pensiero comune e nel mondo scientifico, in modo assolutamente rigoroso.
    Tanto da aver meritato i riconoscimenti della comunità scientifica internazionale, oltre ad aver ottenuto uno strepitoso successo anche tra il pubblico comune.

La cronologia in breve dell’uomo sulla terra

Tra i passaggi chiave del libro voglio riportare qui la cronologia in breve dell’uomo sulla Terra.

  • 2,5 milioni di anni fa il genere Homo appare in Africa
  • 500.000 anni fa l’Homo di Neanderthal si evolve in Europa e Medio Oriente
  • 200.000 anni fa l’Homo Sapiens si evolve nell’Africa Orientale
  • 70.000 anni fa inizia a diffondersi il linguaggio. L’Homo Sapiens oltrepassa i confini dell’Africa, dando luogo alla rivoluzione cognitiva.
  • Tra i 30.000 e i 13.000 anni fa si estinguono l’Homo di Neanderthal e l’Homo floresiensis. L’Homo Sapiens resta l’unico specie umana sulla Terra.
  • 12.000 anni fa l’uomo inizia a coltivare piante e addomesticare animali. Inizia la Rivoluzione agricola.
  • 5000 anni fa compaiono i primi regni, che di lì a poco si sarebbero evoluti in imperi, e le prime forme di scrittura e di moneta.
  • 500 anni fa gli europei iniziano a conquistare l’America e gli oceani, avviando una vera e propria unificazione della storia del pianeta e l’ascesa del capitalismo. Questo fenomeno prende il nome di Rivoluzione scientifica.
  • 200 anni fa le famiglie e le comunità sono sostituite dallo stato e dal mercato. Molte delle specie di animali e di piante si estinguono definitivamente in larga scala. Prende piede la Rivoluzione industriale.

L’evoluzione della mente e delle abitudini

Molti dei fenomeni “moderni” a cui siamo abituati, in termini evoluzionistici, sono decisamente insignificanti, vista la longevità del genere umano sulla terra.

Abbiamo un DNA plasmato geneticamente nel corso di milioni di anni, un cervello che si è evoluto per sopravvivere e prosperare in un contesto decisamente diverso da quello attuale, ma, in contrapposizione, abitudini alimentari che hanno una storia relativamente giovane (solo una decina di migliaia di anni) abitudini sociali ed ambientali che hanno solo poche centinaia di anni, frutto della Rivoluzione Industriale.

Non può essere esente da conseguenze il fatto che per milioni di anni siamo stati cacciatori-raccoglitori, nomadi alla ricerca di nuove terre, cibo ed animali da mangiare, ed ora ci ritroviamo confinati per gran parte della nostra vita in luoghi chiusi, con un grado di utilizzo del nostro corpo e del nostro cervello decisamente inferiore a quanto biologicamente possibile.

In altre parole anche se oggi ci troviamo a vivere in appartamenti e piccoli ambienti, circondati da oggetti ed elettrodomestici di vario genere, il nostro DNA si comporta come se ci trovassimo ancora in un ambiente naturalistico.

E che dire dell’evoluzione del cervello? Secondo alcuni studi le sue dimensioni sarebbero addirittura diminuite.

Collettivamente oggi l’uomo possiede molta più sapienza e conoscenza di quanta ne abbia mai avuta nel corso dell’intera storia umana, ma individualmente gli antichi cacciatori-raccoglitori riuscivano ad essere più abili ed intelligenti rispetto ad oggi.
Ecco cosa dice l’autore in un estratto del libro:

Per sopravvivere avevano bisogno di una mappa mentale piuttosto dettagliata del loro territorio, senza l’uso di alcun navigatore o mappa cartacea…Per massimizzare l’efficienza della ricerca quotidiana di cibo, dovevano sapere qual era il modello di crescita di ciascuna pianta e quali erano le abitudini di ciascun animale. Dovevano conoscere le qualità nutritive dei vari cibi, quali erano dannosi, quali servivano a guarire. Dovevano sapere qual era l’alternanza delle stagioni, quale segno d’allarme precedeva il tuono e quale facesse capire che ci sarebbe stato bel tempo. Nel loro vicinato studiavano ogni corso d’acqua, ogni albero di noce, ogni tana d’orso, ogni deposito di selce. Ogni individuo doveva capire come creare un pugnale di pietra, come riparare una pelliccia strappata, come preparare una trappola per i conigli e come affrontare valanghe, morsi di serpente e leoni affamati.

La padronanza di ciascuna di queste numerose abilità richiedeva anni di apprendimento e di pratica. Il cacciatore-raccoglitore di quel tempo poteva ricavare una punta di freccia da una pietra di selce nel giro di pochi minuti. Quando noi cerchiamo di imitare alcune di queste imprese falliamo miseramente.

Oggi nella società industriale per sopravvivere non c’è bisogno, per i più, di sapere grandi cose del mondo naturale. Ad un tecnico di computer, ad un agente assicurativo, ad un insegnante di storia, ad un manager aziendale o ad un operaio industriale, quali conoscenze servono per campare? Certo, occorre sapere molte cose del campo specifico di cui ci si occupa, ma per la maggior parte delle necessità di vita ci si affida ciecamente all’aiuto di altri esperti, le cui conoscenze costituiscono a loro volta un ambito altrettanto ristretto di competenze*

( * Estratto dal libro “Da animali a Dei. Breve storia dell’umanità” di Yuval Noah Harari)

Spesso, gli esperti diventano anche coloro i quali hanno interesse a spingerci verso l’acquisto di qualcosa…

I cacciatori-raccoglitori padroneggiavano non solo il mondo intorno a loro, gli animali, le piante, gli oggetti, ma anche il mondo interiore dei loro stessi corpi, i loro sensi. Sentivano anche il minimo fruscio tra l’erba e capivano se lì si stava appostando un serpente. Osservavano attentamente il fogliame degli alberi per scoprire frutti, alveari, nidi d’uccello. Si muovevano facendo il minimo sforzo e rumore, e sapevano come stare seduti, camminare e correre nel modo più agile ed efficiente. Il fatto che usassero il corpo costantemente e in tante azioni diverse li rendeva perfetti atleti. Possedevano una destrezza fisica che oggi qualsiasi persona non riuscirebbe a conquistare neppure dopo anni di yoga o di tai chi! *

( * Estratto dal libro “Da animali a Dei. Breve storia dell’umanità” di Yuval Noah Harari)

E quindi? Dobbiamo tornare ad essere  cacciatori-raccoglitori?

Assolutamente no! Non possiamo negare gli effetti decisamente positivi del progresso “collettivo” del genere umano. Ma allo stesso tempo ritengo opportuno anche riflettere su ciò che abbiamo perso.

La rivoluzione agricola, ad esempio, ci ha costretto ad alimentarci con un numero di alimenti ridicolo, quelli che meglio si prestavano alla loro industrializzazione, rispetto alla grandissima varietà cui eravamo abituati nel corso degli anni.

La rivoluzione industriale, ha poi cambiato decisamente abitudini sociali ed ambientali, costringendoci ad alienanti giornate lavorative e alimentazioni sempre più lontane da quelle naturali.

Siamo così immersi nel nostro tran-tran quotidiano da dimenticarci, apparentemente, di chi veramente siamo. Dico apparentemente, perché in realtà molti dei disagi fisici e psicologici che oggi viviamo, probabilmente sono perfettamente riconducibili ad uno stile di vita, che molto spesso è veramente lontano da quello per cui siamo stati “allenati” biologicamente ed evoluzionisticamente. Ma il nostro DNA e il nostro cervello profondo sanno bene tutto questo, ed infatti ci inviano continuamente segnali più o meno latenti.

Purtroppo quello che accade è che, spesso, non sappiamo più nemmeno ascoltare e riconoscere i messaggi che riceviamo dalle parti più nascoste di noi stessi.


Articolo a cura di:

Luciano Attolico

CEO Lenovys

È tra i massimi esperti in Europa di Lean Thinking, Performance Improvement, Lean Lifestyle® e Impact Innovation. La sua filosofia professionale mette al centro l’uomo, portandolo alla ricerca di ciò che assicura più risultati con meno sforzi e maggior benessere.

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